Da giorni è alta l’attenzione sulla situazione delle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa), come il Molina ed altre a Varese, sia per la preoccupazione per le persone ivi accolte, persone in età avanzata e molte in condizioni di fragilità, oggi acuita dalla distanza dai propri cari, sia per le condizioni in cui debbono operare le persone che le accudiscono. A questi operatori, come a tutto il personale sanitario, va il nostro ringraziamento e plauso.

Ma il riconoscimento della professionalità con cui vengono seguite le persone ricoverate non basta a tranquillizzare la pubblica opinione, ed in primis i parenti, a fronte della decisione di Regione Lombardia (delibera n. 2906 dell’8 marzo 2020) che prevede l’utilizzo delle Rsa “per l’assistenza a bassa intensità dei pazienti Covid-19 positivi”. Questa sbagliata disposizione della Giunta regionale ha messo e sta continuando a mettere a repentaglio la salute di ospiti e operatori delle case di riposo, col rischio che la pandemia dilaghi anche nei luoghi di maggior fragilità e delicatezza. Contro questa ipotesi, contrastata anche dal mondo delle case di riposo, il Pd lombardo ha espresso la massima opposizione, ribadendo come le RSA così come tutte le strutture sociosanitarie, siano oggi tra i luoghi più esposti al rischio contagio da Coronavirus, per la palese vulnerabilità delle persone che ospitano. La diffusione del virus in una RSA sarebbe devastante, sia per gli ospiti che per gli operatori, ed è illusorio pensare di potere separare con sicurezza eventuali spazi per pazienti Covid, quando invece la promiscuità di persone Covid e non-Covid va evitata ovunque.

La nostra preoccupazione è anche per chi lavora in RSA e nelle strutture sociosanitarie, un personale spesso ridotto nei ranghi a causa della pandemia, ma soprattutto non istruito a trattare tale patologia. Un personale spesso ancora oggi privo di quei dispositivi di protezione non solo utili per il lavoro “ordinario”, ma necessari ad evitare il contagio dell’operatore stesso, dentro e fuori le strutture, e dei pazienti. L’isolamento di ambienti Covid in una RSA sarebbe puramente fisico e non esclude affatto il contagio, in quanto non è garantita in queste strutture la compartimentazione di ambienti e strutture, ad esempio aria condizionata, e del personale, ovvero di personale dedicato.

A prescindere dalla applicazione di questa delibera, ribadiamo la necessità di effettuare i tamponi sia ai pazienti che al personale, per tutelarli entrambi e reciprocamente. Non solo i tamponi devono essere fatti a chi manifesta sintomi da coronavirus, ma anche agli operatori delle Rsa che tornano al lavoro dopo una malattia stagionale, asintomatici, ma potenzialmente positivi e, anche se guariti, ancora contagiosi. Sappiamo che esistono laboratori, anche privati, in grado di processare i tamponi ed implementare lo screening, come sappiamo che anche nella nostra città, all’Ospedale del Circolo, si stanno usando test rapidi: per questo chiediamo che non solo tutto il personale sanitario, ma anche tutto il personale delle RSA, e delle altre strutture assistenziali, e gli ospiti di queste strutture siano sottoposti a test.

Non basta piangere i nostri nonni e onorare chi se ne prende cura, se non garantiamo ad entrambi il diritto alla salute, nei limiti delle condizioni pre covid di ognuno. Per questo ci associamo all’appello al presidente Fontana e all’assessore Gallera a ripensare e annullare questa delibera.

Segreteria Partito Democratico Varese città