In questi mesi di pandemia oltre ai bollettini sanitari, abbiamo potuto leggere molte riflessioni sui cambiamenti necessari per superare le condizioni di fragilità sociale che si sono aggravate con la crisi sanitaria. Un condominio solidale, per battere la fragilità sociale Una delle questioni è se i governi, anche quelli locali, debbano correggere i problemi causati dalle diseguaglianze sociali oppure se debbano intervenire per prevenire, creando condizioni di sostenibilità ed inclusività socio-economica, orientando al benessere pubblico quanto viene attuato, anche in partenariato col privato, usando risorse pubbliche. In questa questione si inserisce il tema delle residenze per anziani, che va coniugata ad una riflessione sul concetto di “anziano” oggi. Esiste una alternativa alle RSA oppure l’alternativa è solo sul tipo di residenza in base alle Continua a pagina 4 3 capacità economiche? Una alternativa esiste e si chiama “Condominio Solidale” che rappresenta un’esperienza innovativa nella residenzialità “assistita” per anziani: in questo modello di struttura si promuove e valorizza l’autogestione degli ospiti in un contesto assistito, che permette di ritardare o di evitare il ricovero in RSA. Tipicamente si tratta di una residenza inserita nella realtà urbana, composta da mini appartamenti, tutti senza barriere architettoniche, che ospita in primis anziani soli o in coppia, anche con una ridotta autonomia sul piano fisico, ma con sufficienti capacità cognitive. In alcuni alloggi trovano residenza anche persone in condizioni di fragilità economico-sociale, come giovani single o in coppia in condizioni di lavoro precario o come famiglie monogenitoriali, in modo che si costituisca una sorta di “comunità familiare allargata”, dove tutti conservano la propria autonomia e le proprie abitudini. Il tutto, infatti, è rivolto ad evitare che le persone anziane, soprattutto quelle sole, siano costrette a finire anzitempo in strutture di ricovero dove la qualità della vita, soprattutto dal punto di vista psicologico, ha un crollo verticale. Anche nell’elaborazione del PD lombardo su temi legati alla sanità trovano spazio queste riflessioni. Infatti si suggerisce che le persone anziane autosufficienti che necessitino di un’assistenza minima o intermedia, anche dopo un eventuale ricovero, possano restare nella loro casa, organizzando Unità Territoriali Infermieristiche, che si rechino a casa per monitorare condizioni cliniche e per esami, oltre che per la valutazione di bisogni assistenziali o riabilitativi. In un condominio solidale le persone troverebbero il necessario supporto nella struttura collettiva di cui farebbero parte e le persone anziane residenti potrebbero godere, ove serva, di assistenza, 24 ore su 24, anche infermieristica in stretto contatto con il medico di base. Nel condominio trovano spazio le strutture comuni, come la lavanderia e sale di incontro e socializzazione o anche con cucina e mensa utilizzabile in comune. Se al Comune, anche con un servizio di portierato sociale, è chiesto di garantire la vigilanza e il primo intervento in caso si verifichino situazioni di emergenza, di proporre attività di animazione e socializzazione con il coinvolgimento dei gruppi di volontariato e delle associazioni di quartiere, almeno un componente dell’insieme delle altre famiglie residenti dovrà essere sempre presente, in particolare nel fine settimana e nel periodo estivo, con turnazioni programmate, e queste… 4 …dovranno, se del caso, garantire un supporto nel disbrigo di commissioni e interventi di piccola e ordinaria manutenzione. Viceversa nel caso di famiglie monogenitoriali sicuramente vi sarà una “nonna o nonno condominiale”pronto ad aiutarle nell’accudimento dei piccoli residenti. L’insieme del “condominio” è chiamato a supportarsi, con un impegno preciso assunto dai residenti non anziani a “prendersi cura” di quelli meno giovani. Questo condominio solidale potrebbe essere realizzato anche a partire dalla ristrutturazione di stabili dismessi, solitamente presenti nei quartieri centrali, che così troverebbero nuovi residenti contrastando i fenomeni di “abbandono della residenzialità”, ristrutturazioni cui potrebbero essere incentivati i privati che affiderebbero poi l’immobile all’ente locale o a un ente gestore costituito in partenariato pubblico-privato in cambio di un affitto globale. Ristrutturazioni nelle quali potrebbero essere recuperati anche molti locali, nati come negozi ed oggi chiusi a fare triste mostra di sé lungo le nostre vie. Un grosso aiuto potrebbe venire da fondazioni, associazioni e privati che spesso non fanno mancare il loro contributo solidale a fronte di iniziative non di solo assistenzialismo, avendone un significativo ritorno di promozione della loro immagine sociale. Il comune, sgravato dal dovere dare contributi e/o sostegni ai residenti del condominio in stato di bisogno, verificherebbe la certificazione del reddito di ogni famiglia residente cui sarebbe chiesto di farsi carico della propria quota di spese, affitto, utenze, spese comuni, in proporzione al reddito. Da tutte le stime e dalle esperienze realizzate in Italia e in Europa emerge come il costo economico per ogni persona anziana che viva in un condominio solidale sia pari alla metà dei costi che la collettività dovrebbe sostenere se queste persone vivessero in una casa di riposo, mentre i vantaggi sociali e di benessere sono assolutamente evidenti. L’idea è quella di unire più generazioni, più esigenze di vita, più bisogni, stimolando l’armonia offerta dalla solidarietà e dal mutuo aiuto. L’obiettivo è realizzare un modello di convivenza in cui le persone non siano esclusivamente utenti passivi, quanto… …piuttosto soggetti attivamente coinvolti come risorse, ed uscire dal processo oneroso a carico dei comuni di trovare risorse sempre aggiuntive per sostenere le fragilità sociali, che abbiano residenza in proprio o che siano ospitate in residenze onerose, come le RSA o le comunità di accoglienza, specie quando l’età avanza e la salute scricchiola. Anche il volontariato, che oggi offre supporto realizzando in proprio servizi e strutture, potrebbe contribuire con oneri sicuramente inferiori. Addirittura, ove la dimensione dell’immobile lo permettesse, nel condominio potrebbero trovare spazio locali gestiti dal volontariato sociale e proiettati anche sul territorio in cui il condominio si insedia, pensiamo alle mense che operano nelle città, alle strutture a tutela di donne maltrattate, a luoghi di studio e istruzione. In molte città stanno realizzandosi queste esperienze, perché non proporsi una riflessione in questo senso anche nella nostra Varese? Perché non pensare che le fabbriche dismesse, i beni requisiti alla mafia di dimensioni sufficienti, gli edifici pubblici non utilizzati possano essere utilizzati per condomini solidali, rigenerando così non solo la qualità urbanistica, ma anche quella sociale della città? Certo, per avviare anche questo tipo di riflessioni abbiamo necessità di una Varese che guardi al futuro anche dei suoi abitanti che ne hanno di meno in termini temporali. Per questo, non potendosi contare sulla sensibilità sociale delle destre, è indispensabile proseguire con l’esperienza dell’attuale amministrazione.

 

Angelo Zappoli