Le donne continuano ad essere pagate meno rispetto agli uomini, in media circa il 20 per cento in meno. Nessun paese ha raggiunto la parità retributiva e l’Italia è ancora molto indietro rispetto ad altri paesi europei. La pandemia ha molto colpito le donne, la maggioranza dei posti di lavoro persi è nell’occupazione femminile. È cresciuta la disuguaglianza di genere, anche e ancora nei salari. 

Il lavoro egualmente retribuito si traduce in più donne che entrano e rimangono nel mercato del lavoro, sviluppo di talenti, maggior potere d’acquisto per le donne e le loro famiglie, con livelli di consumo più elevati e qualificati, bambine/i più sane/i e più istruite/i, distribuzione più equa tra uomini e donne dei lavori in famiglia e del lavoro di assistenza e cura. 

Qualcosa si muove, ma a fatica e lentamente!

La Commissione Ue ha presentato una proposta sulla cosiddetta “trasparenza salariale”, per garantire la stessa retribuzione a parità di mansioni. Ci sono altre direttive e raccomandazioni e la parità di retribuzione è un principio del diritto comunitario, ma il problema è la difficoltà nel concretizzarlo, in Europa e negli Stati membri. La proposta legislativa avanzata dalla presidente Ursula von der Leyen si basa su due pilastri: 

  • la trasparenza retributiva, l’obbligo per i datori di lavoro di informare sulla retribuzione negli annunci di lavoro, il diritto di chiedere informazioni sui salari medi, divisi per sesso, a parità di mansioni, e l’obbligo per le aziende con almeno 250 dipendenti di rendere note le informazioni sul gender pay gap interno
  • I’ accesso alla giustizia per chi è vittima di discriminazione salariale, ponendo a carico del datore di lavoro la dimostrazione dell’assenza di discriminazione e introducendo sanzioni per le violazioni e la possibilità di azioni collettive in procedimenti giudiziari e amministrativi, in difesa della parità di retribuzione.

In Italia, il Ministro del Lavoro Orlando (Pd) ha istituito un gruppo di lavoro «per individuare politiche e interventi mirati a sostegno dell’occupazione femminile e in particolare per colmare il gender pay gap» e il Presidente del Consiglio Draghi ha promesso di voler puntare a «un riequilibrio del gap salariale e un sistema di welfare che permetta alle donne di dedicare alla loro carriera le stesse energie dei loro colleghi uomini, superando la scelta tra famiglia o lavoro». Alla Camera è in discussione una legge per sostenere la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e favorire la parità retributiva, con incentivi alle assunzioni, agevolazioni fiscali e strumenti per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Si vogliono anche introdurre nuove modalità per la redazione da parte delle aziende del rapporto sulla situazione del personale maschile e femminile, in cui vengano descritte le differenze salariali tra i sessi e la composizione delle rispettive retribuzioni, in maniera tale da esplicitare e rendere ancor più evidente l’esistenza del gender pay gap. Tra le iniziative a livello nazionale ci sono anche un piano nazionale per aumentare il numero di asili nido, la promozione di una maggiore «trasparenza sui livelli di impiego e retributivi tipici di uomini e donne, adottando quote di genere che garantiscano la partecipazione a organi apicali e consultivi e integrando la valutazione di impatto di genere nei processi decisionali», maggiori risorse per favorire l’imprenditoria femminile.

La strada è ancora lunga e in salita e molte sono le inerzie e le resistenze, serve quindi il massimo impegno e la massima attenzione per affrontare e cancellare quella che è una discriminazione non solo verso le lavoratrici di oggi, ma anche un pesante ostacolo per il futuro del Paese e delle giovani donne che lo animeranno e di coloro con cui lo condivideranno.

Donne Democratiche Varese